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L’eterno dilemma: Autotune? 3 Argomenti per il si e 3 per il no

Autotune: storia di uno strumento per l'editing voce innovativo e criticato da gran parte degli "addetti ai lavori".

Sono ormai passati 23 anni dall’uscita di “Believe” (link del video ufficiale a lato): un disco che ha cavalcato per mesi tutte le classifiche mondiali portando Cher ad affermarsi come star internazionale. È probabilmente il primo esempio di utilizzo di un autotune per processare voci e conferire loro la classica “pasta digitale” totalmente fuori dai canoni classici di vocalizzazione.

Che cos'è e cosa fa l' Autotune

In termini spiccioli l’Autotune può essere immaginato come una funzione applicabile ad una linea vocale, che assegna ad ogni nota eseguita dall’interprete un valore preciso nella scala cromatica. Per settarlo nella maniera corretta dovremo sapere la tonalità del brano su cui stiamo cantando ed inserirla nello strumento. A questo punto ci occorrerà solamente (si fa per dire) cantare il più intonati possibile. Lo strumento tenderà a portare la nostra nota nel valore tonale più vicino presente nella scala da noi inserita. Della serie: non è proprio uno strumento così immediato. Per usarlo al meglio occorrono nozioni di Armonia abbastanza avanzate e, ovviamente, un ottimo orecchio

3 punti a favore:

  1. Correzione: vedila come un make-up. Un pochino di trucco valorizza sempre un viso ma i lineamenti “belli” lo sono a prescindere. Sappiamo per certo che qualunque top-vocal è trattata in post produzione con un autotune che, come l’accordatore di una chitarra esprime la nota e la frequenza esatta presente nella scala diatonica da noi impostata.
  2. Creatività: l’abbinamento del tune ad altri strumenti (ad esempio plugins per aumentare la saturazione) andrà a variare e massimizzare tutte le armoniche della voce, portandola irrimediabilmente ad un livello nuovo e superiore.
  3. Performance: l’autotune, ancora prima di essere plug-in, nasce come hardware installato in rack. Per questo motivo può essere utilizzato anche dal vivo andando a rendere più semplice (sempre seguendo le regole principali di seguire il più possibile l’intonazione del brano) la performance dell’interprete.

I nostri 3 "contro":

  1. Correzione: proprio come nel make-up, una correzione eccessiva ed azzardata porta irrimediabilmente a snaturalizzare la voce. Questo poichè, in casi di linee vocali totalmente fuori tono, l’operatore di editing dovrà intervenire non solo sull’intonazione diretta ma cambiare irrimediabilmente anche il timbro di quella voce stessa. Così facendo l’anima della linea diventerà sempre più digitale e poco naturale.
  2. Assuefazione: più lo usi e più ti abitui a non migliorare. Ci teniamo a ricordare che, sebbene siano sistemi digitali e complessi, non si compiono miracoli. Immagina l’Autotune come un paio di scarpette da calcio ultra professionali e perfettamente “bilanciate”: il massimo della prestazione la otterrà comunque il calciatore allenato e preparato, a prescindere dalle scarpe che usa.
  3. Improvvisazione: sempre per il punto 2, si tende a credere di poter delegare tutto la macchina. Io accendo, lei esegue. Non è per nulla così! Senza una conoscenza approfondita dell’armonia e della teoria di base del canto corale l’autotune si trasforma facilmente in un’ arma di offesa personale.

Esempio pratico:

Durante l’edizione 2019 del Festival di Sanremo, Achille Lauro ha provato sulla sua pelle i punti a sfavore dell’uso live di un autotune. Dalla performance (nel video sotto) è quasi sicuro attribuire la stonatura ad un errore di intonazione errata dello strumento (probabilmente è stata selezionata una scala diatonica che non era quella dell’arrangiamento, da qui l’evidentissima stonatura dell’interprete).

Per concludere, crediamo che tutte le rivoluzioni abbiano sempre due facce: una molto positiva e di innovazione ma, parallelamente, un “rovescio della medaglia” fatto di problemi e regressioni irrimediabili. Sicuramente l’ Autotune nelle mani giuste riuscirà a rendere la tua musica ancora più originale e nelle corde del mercato odierno, con buona pace dei detrattori proprio come, quasi 25 anni fa ormai, è riuscita Cher nelle sue produzioni discografiche.

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