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Le 10 hits di di Natale che incassano più royalties

Ogni Natale ci sono delle vere e proprie hits senza tempo che vengono ascoltate e riascoltate, rendendo una rendita alta e fissa agli aventi diritto.

Una curiosità per tutti gli aspiranti discografici e non, la offre sicuramente l’argomento “Tormentoni di Natale”. Un argomento tanto divertente quanto remunerativo poichè innesca, ogni anno, un meccanismo di condivisione ed ascolto che generà un micromercato in milioni di euro ogni anno, senza eccezioni e rivali.

Per un periodo di circa due mesi il mondo si colora dell’atmosfera di Natale. Ed uno degli elementi fondanti del concetto di atmosfera stesso è dato da quello che le orecchie ascoltano; per cui, durante tutto il periodo del Natale esistono canzoni famosissime che ne costituiscono una colonna sonora ideale. Ebbene, queste canzoni, come tutte le altre, risiedono in un mercato e da questo traggono guadagni.

La storia del figlio ereditiere di un Autore della più grande Hit di Natale, interpretata da Hug Grant nel film “About a boy” è più vicina alla realtà di quello che possiamo immaginare: diritti che provengono non solo dagli stream che questi brani collezionano, ma da tutte le compilation vendute, i passaggi radio-televisivi, le esecuzioni live, i diritti per sync (inserimento in colonne sonore o spot pubblicitari). Insomma, stiamo parlando di cifre esorbitanti.

I guadagni che sono stati calcolati per il solo mese di Dicembre hanno generato una classifica che rende a pieno il concetto di guadagno per queste vere e proprie operazioni di marketing discografico. 

Sappiamo che non aspettate altro per cui andiamo ad analizzare nel vivo la nostra classifica:

  1. Merry Christmas Everybody degli Slade (1985) 563mila €
  2. Fairy Tale of New York dei The Pogues (1988) con 450mila €;
  3. All I Want For Christmas Is You di Mariah Carey (1994)  423mila €;
  4. White Christmas di Bing Crosby, il grande classico del 1940,  369mila €;
  5. Last Christmas degli Wham! (1984)  337mila €;
  6. Wonderful Christmastime di Paul McCartney (1979)  292mila €
  7. Stop The Cavalry di Jona Lewie (1980)  135mila €;
  8. Mistletoe And Wine di Cliff Richard (1988)  112mila €
  9. 2000 Miles dei The Pretenders (1984) con 114mila euro;
  10. Stay Another Day del gruppo East 17 (1994) con 109mila euro.
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Il peso che queste hits hanno, sugli artisti “colpevoli” di averle scritte, a livello economico è quindi fisso e sicuro arrivando a paragonarle a veri e propri fondi pensionistici. Man mano che il tempo passa il brano raggiunge sempre più persone e diventa, potenzialmente, redditizio anche a distanza di anni. Molti artisti arrivano quasi a dire di vergognarsi ogni anno al momento in cui queste royalties vengono effettivamente incassate. Basti ricordare George Michael che, con il suo White Christmas aveva intenzione di arrivare a più persone possibili per portare il brano ad un milione e mezzo di vendite; era il 1984. Oggi lo stesso brano vende ogni anno all’incirca 2 milioni di copie, solo nel Regno Unito.

Di recente, Mariah Carey ha raggiunto un importante primato: il primo posto all’interno della classifica Billboard dedicata ai singoli più ascoltati e di maggior successo, a 25 anni di distanza dal debutto nel 1994. Complice anche le nuove tecnologie, che allargano lo sfruttamento del diritto d’autore dallo streaming su app musicali come Spotify e Apple Music fino alle Instagram Stories (che permettono di inserire musica tramite l’apposita funzione).

La lista delle canzoni che abbiamo appena sfogliato è dell’anno scorso; ovviamente sono escluse canzoni che, ciononostante, incassano da tantissimi anni centinaia di migliaia di dollari di guadagni.
Ad esempio Jingle Bell Rock di Bobby Helms  è uno dei classici natalizi più celebri della storia, ed è stato utilizzato come colonna sonora in numerose pellicole, come “Mean girls” e “Mamma ho riperso l’aereo – Mi sono smarrito a New York”.

Dove la parola emozioni trova la casa, ecco sviluppare un mercato insolito ma dai risultati sicuri per pochi mesi: perchè non è sempre Natale.

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